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Dalla Luna Io ho guardato in giù

Proponiamo di seguito una poesia, scritta in inglese da uno dei partecipanti del nostro incontro R+, tenutosi nella prima metà di Ottobre, per rendere omaggio a tutte le esperienze della settimana e alle emozioni in lui suscitate dagli eventi.
Una descrizione più dettagliata del meeting può essere trovata qui, mentre un’omaggio in prosa è stato scritto da me su questo blog.

Accanto ad essa la mia umile traduzione, che sicuramente non rende come il testo originale, ma dà la possibilità al lettore di farsi un’idea della prospettiva di questa persona, piacevolmente sopraffatta dalla valanga di impressioni che ha sperimentato.
NOTA: non sono in nessun modo un traduttore di poesie professionista.
Da una parte, ho tentato di rendere la lettura scorrevole inserendo delle rime, non identiche a quelle del componimento in inglese; dall’altra ho evitato di ricercare eccessivamente la rima baciata, inserendo talora di proposito versi non legati da rima a nessun altro della strofa a cui appartengono, talora evitandola intenzionalmente, per preservare il tono riflessivo del componimento, per quanto possibile. Uno o due passaggi sono particolarmente criptici, in inglese, il che è dovuto al fatto che la sintassi non sia stata mai rivista dopo la prima stesura; ho dovuto quindi fare uno sforzo di interpretazione. Ho sacrificato la fedeltà letterale di alcuni versi pre preservarne il tono emotivo.

View from the Moon

Forget what you know about the world
iI is more than green and blue,
I’ve seen the view,
From the moon.

It started when I climbed aboard a giant’s chest
And then onto his shoulders
I saw the world stretch out before me
My eyes as wide as my heart could grow

Alas, In time I grew discontent
And the horizon caught my eye
I wondered what lay beyond
And noticed the wise man’s arm ascend
He curled His hand into a fist
And extended a finger to make a point

I crouched along his arm and hand
And placed my head down low
I looked to where the pointer pointed
And then the moon presented
a glowing mirror show

With my eyes asquint I saw some things
A philosopher and a time machine
And sat beside an architect
Eating cake and ice cream
Waited on by a physicist
Transacted through a cryptic teller machine
A Viking’s voice boomed a melody
A Russian joined in harmony
Spurred along by an Egyptian queen

I was captivated by with what I saw
And felt a yearning deep within
I stood back up and took a breath
Closed my eyes and took a leap
A leap of faith in many eyes
To simply visit space

I knew not if I would cross the gap
But in the end I did
I knew not what to expect at all
But I landed and fit straight in

I learnt and laughed and drank and sang
But The time flew by so fast
like Caesar in Brundisium
But I made sure to turn and see
If the world was truly blue and green

Of course it was but not only so
I could see a familial glow
A calm and nurturing yellow
Another made me stop and think
A passion imbued in dusty pink
And the more I looked
The more I saw
A kaleidoscope of tones
That touched me deep down in my bones
It was these colours that when combined
Thrust me forth away from home
A fuel of sorts historical
Friends and family that know me well
But Only from the perspective they can tell
A source of loneliness when down there
Is fondly revered from this rarefied air

And now it’s time to leap again
To go back home and slot right in
Happy sad, ambivalent
I bid farewell to the lunar contingent

Forget what you know about the world
it is more than green and blue,
I’ve seen the view,
From the moon.

For just a week I was a cosmonaut
A space time traveller, who’d have thought?
I’ll return again when the time is right
When I climb aboard the giant again
And stare to where his finger points
To take a leap again
Which I’m sure will be
Easier each time till eternity

Justin Bold

Dalla Luna Io ho guardato in Giù

Scordati il mondo che conosci tu,
C’è tanto di più del verde e del blu,
Dalla Luna
Io ho guardato in giù.

È iniziata salendo sul petto di un gigante,
E da lì dritto sulle spalle,
Di fronte a me ammiravo il mondo spalancato,
Occhi sbarrati, cuore dilatato.

Ahimè, col tempo mi sono crucciato
E l’orizzonte il mio occhio ha catturato
Cosa giacesse al di là mi son chiesto.
Il saggio gigante ha steso il braccio,
Forma di un pugno la sua mano ha preso
Per indicar qualcosa il suo dito ha disteso.

Sul braccio e mano mi sono proteso
La mia testa giù in basso ho chinato
Ho guardato là dove il dito puntava
E poi, ecco, la Luna ha svelato
un gioco di specchi che sfavillava.

Con le code degli occhi ho visto cose…
Un filosofo e una macchina del tempo
Seduto accanto a un architetto,
Deliziato da gelato e ogni leccornia,
da un maître o un fisico apparecchiata,
ho transato con una macchina criptata.
La voce di un vichingo intona una melodia.
Da una regina del Nilo incalzato,
Un russo si accoda, in armonia.

Catturato da ciò che ho visto
Un desiderio si è acceso giù nel petto
Un passo indietro per riprendere fiato,
Poi ad occhi chiusi ho saltato.
Un balzo di fede per un certo verso,
Solo per visitare l’universo.

Non sapevo se potessi superare il vuoto
Ma ce l’ho fatta, in qualche modo
Non sapevo affatto cosa aspettarmi
Ma sono atterrato, per poi addentrarmi.

Ho appreso, riso, bevuto e cantato,
Ma il Tempo via, spietato, è scappato,
Come Cesare da Brindisi…
Ma di girarmi e guardare mi sono accertato
Se solo di blu e di verde fosse il mondo colorato.

E di certo lo era, ma non solamente!
Vedevo luccicare un fuoco brillante
Un giallo placido come un focolare
E un altro ancora mi ha indotto a meditare
Su una passione imbevuta di polvere rosa
E più guardavo
Più ci vedevo
Un caleidoscopio di tonalità
Che mi toccava nelle ossa, in profondità.
Colpa dei colori che, unitamente,
Mi han spinto in là, via da casa…
il mio propellente.
Vecchi amici e famiglia mi conoscono bene,
Ma sol quel Me che ai lor occhi perviene,
Di solitudine fonte a cui laggiù, remota,
Rende omaggio quest’aria, rarefatta e devota.

E adesso è di nuovo tempo di saltare,
Di tornare a casa, di rientrare.
Triste, felice, ambivalente
Dico addio alla compagnia lunare.

Scordati il mondo che conosci tu,
C’è tanto di più del verde e del blu,
Dalla Luna
Io ho guardato in giù.

Sette giorni a spasso nel cosmo sconfinato,
Per lo spazio io in viaggio, ci avrei mai pensato?
E tornerò, quando sarà il momento
Per salire ancora in groppa al gigante
E guardare là dove il suo dito punta
Per saltare ancora un’altra volta
Che allora, son certo, sarà
Ogni volta più dolce, di qui all’eternità.

Traduzione di Mirko Serino



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