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Le zeppole di San Giuseppe!

Tante sono le storie e le leggende che girano intorno a questo dolce tanto amato e così unicamente buono. Parliamo delle famose Zeppole di San Giuseppe, diffusissime soprattutto nel Sud Italia, tra la Campania e il Salento. Proprio qui a Torre dell’Orso, nella nostra pasticceria, da anni tentiamo di interpretare al meglio i sapori antichi, grazie ad ingredienti selezionati e ad una attenta ed elaborata preparazione, rigorosamente artigianale.

Nonostante tutte le storie possano sembrare del tutto diverse tra loro, riportano tutte in qualche modo alla tradizione Cristiana e alla figura di San Giuseppe. Ricordato da Goethe in una sua visita a Napoli scrive “Oggi era anche la festa di S. Giuseppe, patrono di tutti i frittaroli” – venditori di pasta fritta – alludendo ad una leggenda che vede il nostro Santo alle prese con le fritture, oltre che alla nobile arte dei falegnami.
Alcuni si spingono addirittura ad ipotizzare che l’origine della parola “Zeppola” sia da ricercarsi in cippus, ovvero la zeppa, che in dialetto napoletano indica il fermo di legno su cui il falegname corregge i difetti nelle misure dei mobili, con evidente riferimento alla figura di San Giuseppe.

E ancora, c’è chi fa risalire la ricetta al periodo romano: durante le feste propiziatorie era usanza gradita concedersi al vino e all’ambrosia accompagnati da profumatissime “frittelle di frumento”, cotte nello strutto bollente. Le progenitrici delle zeppole! Con l’avvento dei cristiani, la festa dell’agricoltura e del grano fu spostata di due giorni, proprio al 19 marzo, il giorno che dal 1968 la Chiesa decise di dedicare a San Giuseppe appunto.

Così ne descrive la ricetta nel 1837, in dialetto napoletano, Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino:

Miette ncoppa a lo ffuoco na cazzarola co meza carrafa d’acqua fresca, e no bicchiere de vino janco, e quanno vide ch’accomenz’a fa lle campanelle, e sta p’asci a bollere nce mine a poco a poco miezo ruotolo, o duje tierze de sciore fino, votanno sempe co lo lanatiuro; e quanno la pasta se scosta da tuorno a la cazzarola, allora è fatta, e la lieve mettennola ncoppa a lo tavolillo, co na sodonta d’uoglio; quanno è mezza fredda, che la può manià, la mine co lle mmane per farla schianà si pe caso nce fosse quacche pallottola de sciore: ne farraje tanta tortanielli come solo li zeppole e le friarraje, o co l’uoglio, o co la nzogna, che veneno meglio, attiento che la tiella s’avesse da abbruscià; po co no spruoccolo appuntut le pugnarraje pe farle squiglià e farle venì vacante da dinto; l’accuonce dinto a lo piatto co zuccaro, e mele. Pe farle venì chiu tennere farraje la pasta na jurnata primma.

Gli ingredienti delle zeppole di San Giuseppe

Ingredienti semplici, di prima qualità e lavorazione artigianale contraddistinguono anche questo dolce, che offriamo in un periodo estremamente ristretto dell’anno, nelle poche settimane che si concludono con la festa del papà del 19 Marzo.
Un guscio di pasta bignè a base di farina, uova, burro e zucchero, senza l’ombra di un conservante, fritta o cotta al forno al momento, farcite rigorosamente con crema pasticciera; completa il tutto uno spruzzo finale di crema pasticciera al cioccolato per i più tradizionalisti e tre amarene sciroppate per gli amanti della versione della ricetta più squisitamente napoletana.
No esitiamo a dirlo: sono una delizia per il palato, che si esalta maggiormente nella versione fritta classica ma che non perde il suo fascino nella alternativa preparazione al forno, sicuramente più leggera.

Anche quest’anno, nonostante le restrizioni dovute all’emergenza Covid-19, vi aspettiamo numerosi dalle 07:00 di mattina del 19 Marzo e per tutta la giornata, con l’augurio -che un po’ tutti conserviamo tutti sullo sfondo del nostro cuore- che l’anno prossimo si possa tornare a degustarle vista mare…

Mirko Serino e Franz Panarese

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